Diario 02 dicembre

Foglio bianco, clessidra che gocciola e vomita sabbia ,sabbia bagnata sul pavimento traballante e scivoloso. Un mare di cazzi ha creato questo tempo, cazzi e cazzate.

Perché non riesco a trovare il tempo di pensare? Perché non riusciamo più a pensare? Una volte vivevamo di forse, ora sono tutti purtroppo. Novembre è andato senza rumore come piscio nella tempesta. Non riesco più a pensare, non so più farlo e cosa succederà ora che la memoria inizia a sfaldarsi? Dove finiranno i nostri io, tutto quello che abbiamo costruito con sudore e sacrificio? Degli strani moscerini stanno volando nella stanza, non sono rumorosi, nè viscidi nè schifosi, vengono dalla pianta ( ultima) di basilico che ancora resiste e resiste il suo odore. Come si descrive un odore? Cosa è celato dietro un profumo?

kalokagathìa

L’espressione kalokagathìa (in greco antico, καλοκαγαθία) indica nella cultura greca del V secolo a.C. l’ideale di perfezione fisica e morale dell’uomo.

Il termine nasce  dalla sostantivizzazione di una coppia d’aggettivi: καλὸς κἀγαθός, (kalòs kagathòs), crasi di καλὸς καὶ ἀγαθός, (kalòs kai agathòs), cioè “bello e buono” inteso come “valoroso in guerra” e come “in possesso di tutte le virtù” . In particolare il termine καλός per i greci si riferisce non solo a ciò che è “bello” in senso estetico ma anche comportamentale e addirittura  morale, “buono” (ἀγαθός).  Quindi bello, buono, virtuso e valoroso in guerra.

Una sorta di Clooney  che combatte come Rambo e con   lo scibile di Pico Della Mirandola, un dio , impossibile da immaginare.  Cesare non era certo bello, Adriano non un grande militare, Franklin neanche, Gandhi, Lorenzo il Magnifico, G.Khan  , Carlo Magno; ad ognuno di questi  manca almeno uno degli attributi contemplati dagli antichi greci nel concetto di Kalokagathia.

Qualcuno potrebbe ipotizzare Che Guevara, ma abbiamo il dovere intellettuale,  di aspettare che  la storia operi i suoi meccanismi di adattamento e compensazione ai fatti ed ai  processi  prima di formulare un giudizio storico ( giudizio in senso Kantiano), e dare la giusta collocazione ad un personaggio di tale valore umano: era bello,  virtuoso in guerra e in possesso di molte virtù sicuramente,  ma “ di tutte le virtù”? di bontà in senso assoluto?

Ora il concetto non ha più lo stesso valore, la bellezza è ormai  espressione di altri valori,  stagionali, caduchi  forse, la società in cui viviamo  ha altri ritmi, altri bisogni,  e così, ovviamente,  il suo significato 

non  è   tale più da tempo. Forse la nostra società dimentica troppo velocemente

Riusciamo tuttavia, con un piccolo sforzo a comprendere il perché alcune opere siano eterne, belle ed imperiture ed altre no, tutti conosciamo la differenza tra la nona di Beethoven, Stairway to heaven degli Zeppelin e la canzone più scaricata in questo momento sull’Apple Store . Che fine hanno fatto i Duran Duran?

La mia teoria è che l’arte, la bellezza è misurabile, rappresentabile con una formula, un algoritmo, l’arte è rispettare  una forma . Policleto aveva intuito e definito tutto ciò Canone  nel 450 avanti Cristo; con il suo Doriforo aveva stabilito come dovesse essere rappresentato l’uomo nell’arte. Leonardo ha ripreso il concetto nel 1490 con L’Uomo Vitruviano, i pittori del rinascimento lo hanno fissano anche sulle tele   e le pareti delle chiese.

Nel suo  “ L’ Universo  Elegante” il fisico  Brian Greene, si interroga sulle stesse questioni che arrovellavano il cervello dei pensatori dell’antica Grecia: i fisici si pongono le stesse domande che si pongono i filosofi esistenzialisti, Hawkings guarda lo stesso cielo  di Democrito.

Le  nuove tecnologie, le scoperte che esse hanno permesso di realizzare, le intuizioni degli scienziati quantistici, la teoria delle stringhe  hanno bisogno di tempo, di tanto tempo. Magari questo tempo potremmo impiegarlo a  goderci tutto il bello che già esiste nel mondo e dentro noi stessi. Tanto è già stato fatto

Kairos

In linguistica, filosofia, storia esiste  una distinzione tra  le  due dimensioni del tempo : la diacronia indica la valutazione, misurazione e studio del tempo considerati secondo il divenire, l’accadere empirico delle cose, dei fatti secondo una prospettiva dinamica; la sincronia è la considerazione dell’oggetto di studio in un dato momento. Questo momento è essenzialmente astratto, avulso dalla linea spazio temporale. Sappiamo tutti che questo momento, in realtà non esiste, il tempo, tutto è passato o futuro.

Sappiamo  anche che il tempo non è una linea, ma una curva.

Sappiamo che il tempo coincide con lo spazio;  grazie ad Einstein conosciamo lo spaziotempo ( o cronotopo): l’universo si misura in più dimensioni. Noi viviamo in n dimensioni.

Questo ci farebbe augurare la possibilità remota di vivere in più spazi, più tempi, più universi simultaneamente ma ahime, io non so come poter fare per rivivere l’esperienza  cosciente del  mio IO ( o il mio ME) di venti anni fa quando i capelli non erano così bianchi,  ed avere poi  la possibilità di rivivere questi 20   anni ( 10 su Marte??) di nuovo . Abbiamo una scadenza, la vita si muore non si vive, e questo è un fatto… forse. Le scelte che possiamo operare sono limitate e lo diventano sempre di più giorno dopo giorno, attimo dopo attimo. Così ci ritroviamo a ricordare o  programmare, evocare  o immaginare  invecchiando, appassendo.

O forse no. Forse il  momento non è una frazione cronologica, non soltanto almeno. Il momento è una tensione, un anelito, oltre ad essere l’oggetto della  ricerca ne è la sua natura più intima e profonda.

Niente di nuovo onestamente : ritorna incessantemente il monito di Orazio “Carpe diem quam minimum credula postero” (” cogli l’attimo confidando il meno possibile nel domani”).

C’è però differenza tra tempestività ed attimo perfetto. Oggi siamo concentrati sull’ideale del tempo inteso come ottimizzazione delle risorse  ( Timing,  On time,  time to market,  sincronizzazione) , piuttosto che su quello che i greci consideravano il momento solenne;  Kairos il tempo nel mezzo.

Kairos era meno conosciuto di Kronos ( figlio di Urano e gea) e stava ad indicare il momento perfetto, l’attimo in cui qualcosa sta per accadere: la scena   del bacio nei film di Bogart, tuo figlio che inizia a camminare, un  gol in una finale di champions; tutto sta ad indicare la medesima situazione: il tempo perfetto, il momento esatto in cui l’universo si rivela, l’eterno presente. L’ora è giunta  si dice. Il termine è usato anche nella religione cattolica per indicare il tempo in cui si realizza la volontà divina,

Non ci sono istruzioni su come viverlo, prolungare l’esperienza della percezione che si accompagna ad essa, immortalarlo.

In una vita, comunque, ce ne sono pochi e spesso sono soltanto un adattamento mnemonico, uno stratagemma che il nostro cervello opera per sublimare un ricordo, più o meno quello che succede quando ricordiamo un vissuto che nel momento in cui è accaduto  non aveva in sé niente di speciale.  Quello che  fanno i poeti in fondo.

Francesco_Salviati_-_Il_Tempo_Opportuno