L’espressione kalokagathìa (in greco antico, καλοκαγαθία) indica nella cultura greca del V secolo a.C. l’ideale di perfezione fisica e morale dell’uomo.
Il termine nasce dalla sostantivizzazione di una coppia d’aggettivi: καλὸς κἀγαθός, (kalòs kagathòs), crasi di καλὸς καὶ ἀγαθός, (kalòs kai agathòs), cioè “bello e buono” inteso come “valoroso in guerra” e come “in possesso di tutte le virtù” . In particolare il termine καλός per i greci si riferisce non solo a ciò che è “bello” in senso estetico ma anche comportamentale e addirittura morale, “buono” (ἀγαθός). Quindi bello, buono, virtuso e valoroso in guerra.
Una sorta di Clooney che combatte come Rambo e con lo scibile di Pico Della Mirandola, un dio , impossibile da immaginare. Cesare non era certo bello, Adriano non un grande militare, Franklin neanche, Gandhi, Lorenzo il Magnifico, G.Khan , Carlo Magno; ad ognuno di questi manca almeno uno degli attributi contemplati dagli antichi greci nel concetto di Kalokagathia.
Qualcuno potrebbe ipotizzare Che Guevara, ma abbiamo il dovere intellettuale, di aspettare che la storia operi i suoi meccanismi di adattamento e compensazione ai fatti ed ai processi prima di formulare un giudizio storico ( giudizio in senso Kantiano), e dare la giusta collocazione ad un personaggio di tale valore umano: era bello, virtuoso in guerra e in possesso di molte virtù sicuramente, ma “ di tutte le virtù”? di bontà in senso assoluto?
Ora il concetto non ha più lo stesso valore, la bellezza è ormai espressione di altri valori, stagionali, caduchi forse, la società in cui viviamo ha altri ritmi, altri bisogni, e così, ovviamente, il suo significato
non è tale più da tempo. Forse la nostra società dimentica troppo velocemente
Riusciamo tuttavia, con un piccolo sforzo a comprendere il perché alcune opere siano eterne, belle ed imperiture ed altre no, tutti conosciamo la differenza tra la nona di Beethoven, Stairway to heaven degli Zeppelin e la canzone più scaricata in questo momento sull’Apple Store . Che fine hanno fatto i Duran Duran?
La mia teoria è che l’arte, la bellezza è misurabile, rappresentabile con una formula, un algoritmo, l’arte è rispettare una forma . Policleto aveva intuito e definito tutto ciò Canone nel 450 avanti Cristo; con il suo Doriforo aveva stabilito come dovesse essere rappresentato l’uomo nell’arte. Leonardo ha ripreso il concetto nel 1490 con L’Uomo Vitruviano, i pittori del rinascimento lo hanno fissano anche sulle tele e le pareti delle chiese.
Nel suo “ L’ Universo Elegante” il fisico Brian Greene, si interroga sulle stesse questioni che arrovellavano il cervello dei pensatori dell’antica Grecia: i fisici si pongono le stesse domande che si pongono i filosofi esistenzialisti, Hawkings guarda lo stesso cielo di Democrito.
Le nuove tecnologie, le scoperte che esse hanno permesso di realizzare, le intuizioni degli scienziati quantistici, la teoria delle stringhe hanno bisogno di tempo, di tanto tempo. Magari questo tempo potremmo impiegarlo a goderci tutto il bello che già esiste nel mondo e dentro noi stessi. Tanto è già stato fatto